Stavolta non scrivo la trama perché non ho voglia.
Sontuosità visiva, esuberanza tematica, intreccio sterzante: Johnnie To ci consegna un’altra perla gioiosamente irregolare da aggiungere ad una filmografia di straordinaria ricchezza. Ancora una volta il cineasta hongkonghese declina l’action a modo suo, volteggiando con rara sapienza tra sparatorie sibilanti e spettacolarizzazioni massmediatiche, tra inseguimenti metropolitani e assedi grotteschi, senza mai cadere nel déjà vu o nella monotonia narrativa, ma alternando felicemente generi e toni differenti.
È proprio l’ibridazione dei generi, secondo chi scrive, a costituire la chiave di lettura più adatta per questo
Breaking News. Se infatti il côté mediologico del film - la critica alla strumentalizzazione dell’informazione - difetta di autentico mordente, finendo per sclerotizzarsi in schematico scontro d’immagine tra polizia e rapinatori, la cangianza dei registri funziona alla perfezione, zigzagando tra sprazzi farseschi, siparietti da commedia sentimentale e affondi noir, per lasciare infine spazio a uno squarcio mélo di sorvegliata sinteticità.
Il tutto sovrastato da uno sguardo di vertiginosa maestria stilistica: le sequenze d’azione sono sinfonie visive di cocente bellezza. All’imponente piano sequenza iniziale - un dolly danzante di ben 6’ e 45” - vanno senz’altro aggiunti i plastici scontri a fuoco nei corridoi dell’edificio e la sparatoria verticale nel vano dell’ascensore. Non è tutto. Split-screen tattici, ralenti distillatissimi, carrelli avvolgenti, steadycam labirintica: momenti di pura forma in cui a imporsi è l’intensità della trasfigurazione estetica. Fare attenzione, durante le sparatorie i rapinatori non corrono mai: rubare tempo alla morte è il più sublime dei crimini.