martedì, 06 maggio 2008

Grisbi (Touchez pas au grisbi, 1954) di Jacques Becker con Jean Gabin, René Dary, Michel Jourdan, Paul Frankeur, Lino Ventura,

Amici da vent'anni, Max (Jean Gabin) e Riton (René Dary) stanno aspettando il momento giusto per piazzare i lingotti d'oro trafugati a Orly poco tempo prima. Ma per farsi bello con la sua ballerina Josy (Jeanne Moreau) l'incauto Riton si lascia sfuggire che sono stati loro a fare il colpo milionario. Josy non perde tempo e spiffera tutto a Angelo (Lino Ventura), capo di una banda di spacciatori di droga. Tra le due gang si scatena la bagarre per assicurarsi il bottino, le grisbi.



PARIGI 1953 nell'ambiente della mala.... Si apre con questa didascalia Touchez pas au grisbi, probabilmente uno dei noir più famosi di tutti i tempi, senz'altro il primo noir compiutamente francese della storia del cinema (senza tuttavia dimenticare che esiste una lunga tradizione di pellicole d'oltralpe di argomento criminale, dalla saga feuilladiana di Fantômas degli anni '10 alla brumosa stagione del realismo poetico, passando per le trasposizioni delle inchieste di Maigret dei primi anni '30). Adattamento del clamoroso successo editoriale pubblicato dalla Série noire nel 1953 (l'omonimo romanzo di Albert Simonin fu il titolo della serie più venduto in assoluto), Grisbi interpreta infatti i codici del noir con una sensibilità squisitamente francese: attenzione alle sfumature dei caratteri, propensione alla descrizione psicologica, tratteggio delle relazioni non esente da un certo romanticismo (retaggio del realismo poetico) e una globale inclinazione a ritrarre non soltanto dei personaggi in azione, ma individui calati in un contesto preciso, il milieu, dipinto con particolare realismo ed esattezza.



Contattato dal produttore Dorfmann, Jacques Becker pare volesse François Périer come protagonista, ma basta un incontro con Gabin per cambiare idea: l'esperienza e lo sguardo ancora fulminante del cinquantenne Jean si adattano perfettamente alla disillusione non rassegnata del personaggio che deve interpretare. A lui si aggiunge un cast di comprovata affidabilità (René Dary, Paul Frankeur, Denise Clair) e un paio di volti dall'avvenire luminoso: Jeanne Moreau nei panni della ballerina delatrice Josy e l'esordiente Lino Ventura nel ruolo di Angelo, capobanda senza scrupoli che spaccia droga e tira bombe a mano con la stessa disinvoltura con cui lancia un mazzo di chiavi a un amico.



Chiamato a portare sul grande schermo un romanzo così circostanziato come quello concepito da Albert Simonin (ex taxista profondo conoscitore del milieu), Becker sceglie una  formula intermedia tra la fedeltà e la trasfigurazione: se la traccia narrativa è sostanzialmente riprodotta, il modo in cui i luoghi sono inquadrati e illuminati tende a caricare le situazioni di un'aura quasi sognante. Pur non rinunciando alla rappresentazione meticolosa del contesto notturno in cui i truand si muovono e rifuggono la legalità, Becker aggiunge un surplus di stilizzazione che trasforma gli spazi in ambienti esemplari, teatri evocativi in grado di "fare immaginario" ben oltre il loro valore referenziale. Grisbi forgia un'iconografia paradigmatica, insomma, fatta sì di night club e strade illuminate, ma immersa in un'atmosfera malinconica e, per così dire, magica (peraltro amplificata dal reiterarsi del celebre tema musicale).



Ma qual è il cuore antropologico di questa epopea di truand sempre sconfitti mai vinti? Che cosa li spinge a presentarsi il giorno dopo al ristorante di Mère Bouche alle una? Semplice: i sentimenti, gli affetti. Una fiducia negli esseri umani che, magari parcellizzata e consegnata in segreto ora all'uno ora all'altro, ha dello strabiliante, dell'eroico. Sembra che nessun tradimento, nessuna vigliaccata, nessuna meschinità passata o presente impedisca a questi uomini (e donne) di credere gli uni negli altri, di scambiarsi confidenze, di continuare a cercarsi. Anche quando la certezza di essersi legati a qualcuno che commette sciocchezze su sciocchezze è ormai assodata, ebbene nonostante tutto l'amicizia e l'affetto costringono a giocare il tutto per tutto. Costi quel che costi, grisbi compreso.

postato da: alespiet alle ore 01:36 | link | commenti (9)
categorie:

Commenti
#1   06 Maggio 2008 - 16:07
 
solo per dirti che il fatto che ti stia vedendo questa trafila di capolavori mi fa sbocciare dell'invidia, che a me invece 'sta settimana toccano per diversi motivi "Notte brava a Las Vegas" e "Carnera", che sì certo una copia di Serie noire la vorrei eccome, che ancora non ti ho spedito Flandres, quindi non andare a cercarlo nei meandri oscuri delle poste, che poi magari il resto te lo dico in altra sede e in altro momento, che comunque sia evviva Carax, diamine, evviva Carax.
Ciao caro,

GS
utente anonimo

#2   07 Maggio 2008 - 00:34
 
Ciao Giulio! Anch'io mi invidio in effetti ;-) Però mescolando un po' gli elementi dei titoli che ti tocca vedere qualcosa di figo viene fuori, tipo "Notte brava a Las Carnera" e "Vegas", oppure "Carnera notte" e "Vegas a Las Brava". Cose così. Piccine picciò. Perché io uso gli alimentatori e le pile voltaiche, su questo no, proprio non transigo. Eccimancherebbe.

Allora facciamo anche noi cose così: Flandres e Série noire ce li consegniamo rigorosamente a mano con cerimonia ufficiale e fotoreporter a documentare l'atto. E invitiamo anche Carax, che non può mancare a un avvenimento che lo riguarda così da vicino.

"Le farfalle accorrono a frotte". In Profondo rosso si dice questa cosa, in una seduta di parapsicologia, telepatia, parapendio e hockey su prato. Ah, l'India!
Blogger: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente alespiet

#3   07 Maggio 2008 - 00:36
 
Io ci tengo alle farfalle, l'ho scritto anche nel sottotitolo del weblog. Del resto il primo libro che abbia mai letto è "Papillon", un perché ci sarà.
Blogger: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente alespiet

#4   07 Maggio 2008 - 00:38
 
Ora lascio numerosi commenti, così quelli che passano a leggere le mie farneticazioni dicono: "accipicchia ma questo post è stato molto commentato"! Corbezzoli! E allora aprono con una certa curiosità lo spazio commenti e ne restano delusi. E anche un po' esterrefatti. Sbigottiti no, sarebbe troppo.
Blogger: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente alespiet

#5   07 Maggio 2008 - 07:49
 
Allora una mano non te la nega nessuno. Anche se forse avendo esplicitato qual è l'intenzione di questi commenti a fiume qualcuno deciderà di non abboccare. Mah. Non so, qui si va oltre lo psicologismo spiccio di cui posso cibarmi, sono territori di analisi troppo complessi. Proviamo.

GS
utente anonimo

#6   07 Maggio 2008 - 07:53
 
Comunque sono contento che tu condivida con me l'invidia nei tuoi confronti.
Che la consegna di queste perle avvenga "live", ordunque. Carax mi ha detto che sta per partire, ma "Carax sai quando parte e mai quando arriva", come dice il senso comune.

GS
utente anonimo

#7   09 Maggio 2008 - 10:48
 
siete adorabili.
latitanti, ma adorabili. Amarvi è poco.

Ale, è bello leggere qualcuno che parla del noir francese.

Urge incontro, senza impermeabile ma con valigetta.
Blogger: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente souffle

#8   09 Maggio 2008 - 13:53
 
Grazie Fra', soprattutto perché tu di adorabilità te ne intendi :)

Vero, corre l'obbligo di incontrarsi. Dove corra non saprei, ma il suo procedere speditamente è un dato di fatto.

Un abbraccio!
Blogger: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente alespiet

#9   12 Maggio 2008 - 12:48
 
Sìììììììììììììì

GS
utente anonimo

Commenti