Sun-woo è il fidato braccio destro di un boss della mala, per cui lavora da sette anni. Incaricato di sorvegliare la giovane amante del capo, commette un grave errore: anziché comunicargli che la donna lo tradisce, copre l'infedeltà concedendo alla ragazza una chance di salvezza. Ma il boss viene comunque a scoprire la verità e per Sun-woo sono guai...
Ennesimo pezzo di bravura del sovrumano Kim Jee-woon,
A Bittersweet Life è un film di pure superfici. Carrozzerie tirate a lucido, parabrezza riflettenti, specchietti retrovisori, vetrate a tutta parete, asfalto bagnato, piste di ghiaccio, pavimenti splendenti: un universo smaltato in cui la sola cosa che conta è l'immagine riflessa dagli altri, la
reputazione.
In questo scenario "incapsulato" non c'è spazio per i sentimenti autonomi: ogni comportamento deve uniformarsi alla regola stabilita dal boss e la più piccola infrazione deve essere punita in modo esemplare. Tuttavia l'errore più macroscopico di Sun-woo non consiste tanto nel coprire l'infedeltà della giovane amante del capo, quanto nel non afferrare la vera natura del suo gesto: la ribelle autenticità del sentimento provato per la ragazza. Lui lo nega a se stesso per preservare quell'immagine riflessa che gli dà sicurezza, ma ormai l'infatuazione proibita ha fatto breccia. Non resta che il faccia a faccia. Prima col boss, poi col proprio riflesso.
Kim gira questo noir/action guardando da una parte al Melville di
Un flic (
Notte sulla città) per la caratterizzazione della figura di Sun-woo (Lee Byeong-heon) e per le atmosfere di tensione sottopelle, dall'altra al cinema americano neohollywoodiano e contemporaneo (
Scarface di De Palma,
Manhunter di Michael Mann
Kill Bill di Tarantino) per la dirompenza cinetica e per il parossismo della violenza. Ne esce un film strepitoso, irrorato di vendetta sanguinaria e di raggelato romanticismo. Senza rinunciare a parentesi di grottesca, irresistibile comicità. Stupefacente sontuosità cinematografica.