giovedì, 31 gennaio 2008

The Railroad di Park Heung-shik



In The Railroad i sentimenti nascono da chi gira le spalle.

Un film sulla fragilità, soggetto meno frequente di quanto si immagini.
postato da: alespiet alle ore 08:14 | link | commenti (6)
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mercoledì, 30 gennaio 2008

Secret Sunshine di Lee Chang-dong



Un film terrificantemente bello. Ti mola le sinapsi e ti cura la carie.

Lady Jeon Do-yeon ha forbici nello sguardo.

Il finale più polverizzante che abbia mai visto.
postato da: alespiet alle ore 06:14 | link | commenti
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martedì, 29 gennaio 2008

Into the Wilderpenn



Mi è esploso dentro come una big babol effervescente (paragone iperpop di cui vado molto orgoglioso), ma c'è un ma: alexander accede alla natura attraverso l'inchiostro dei libri. questo è pernicioso, può avvelenare.

un film furiosamente anticinematografico. perché? se ci pensate un po' la risposta la trovate, ne sono convinto.

I think I need to find a bigger place
'cos when you have more than you think
you need more space.
postato da: alespiet alle ore 08:59 | link | commenti (4)
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lunedì, 21 gennaio 2008

Le Samouraï (1967) di Jean-Pierre Melville



NON C’È PIÙ PROFONDA SOLITUDINE DI QUELLA DI UN SAMURAI, SE NON QUELLA DI UNA TIGRE NELLA GIUNGLA... FORSE...

Scrivere di questo film è un’autentica follia, un atto di superbia, di pura tracotanza. La sola attività concessa da Le Samouraï a chiunque abbia un briciolo d’intelligenza è la visione. La visione di una pellicola che, pur rispettando le regole cogenti del noir, travalica ogni indicazione di genere per affermare una vera e propria filosofia del cinema. Tradotto in italiano con un titolo irripetibile, Le Samouraï è il decimo film di JPM; l’anno prima, con lo strepitoso Le deuxième souffle (Tutte le ore feriscono... l’ultima uccide), Melville ha ottenuto il riconoscimento ufficiale da parte di critica e pubblico. Adesso può finalmente portare alle estreme conseguenze il suo approccio stilistico.

La secchezza narrativa di Tutte le ore feriscono... si trasforma in disadorna essenzialità, l’asciuttezza visiva in raggelata astrazione, il codice morale del milieu in regola monastica. Frank Costello (Jef nell’originale) è un asceta del crimine. Non commette omicidi o delitti: celebra un rito, officia una cerimonia. La sua solitudine è prova di assoluta indipendenza, il rigoroso rispetto delle regole il segno paradossale della sua libertà, lo scontro con la morte il teatro della verità. Nello sfidare l’ineluttabile, Frank Costello (un Delon "vitreo") afferma la sua autonomia morale, svestendosi di ogni determinazione contingente per conquistare il śūnyatā, la vacuità come volto disadorno, “kenotico”, dell’Assoluto. "Un seppuku in guanti bianchi", come recita la bellissima definizione di Mauro F. Giorgio.
postato da: alespiet alle ore 08:40 | link | commenti (10)
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domenica, 20 gennaio 2008

Police Python 357 (1976) di Alain Corneau




L'ispettore Marc Ferro (Montand) si innamora di Silvia (Sandrelli) senza sapere che costei è l'amante del suo diretto superiore, il commissario Ganay (Perier). Le cose si mettono male un po' per tutti quando Silvia cerca di scaricare Ganay: lui non è completamente d'accordo...

Il secondo lungometraggio di Corneau è un polar impregnato di piombo e polvere da sparo. Un Melville in sedicesimo (il cast è quasi interamente melvilliano), ma addolcito da una componente mélo invero piuttosto insulsa. L'ispettore Ferro e la sua pistolazza sono una cosa sola (tant'è che si prepara la colazione forgiando proiettili) e appena può la sfodera. Un film lento, malinconico, smorzatissimo: di quelli che piacciono a me. Titoli di testa e di coda da urlo. Il modello di pistola di Ferro dà il nome al titolo.
postato da: alespiet alle ore 17:22 | link | commenti (4)
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venerdì, 18 gennaio 2008

Friend (2001) di Kwak Kyung-taek




Terzo lungometraggio di Kwak Kyung-taek, Friend, oltre ad essere un toccante spaccato autobiografico, è uno dei film più importanti del cinema coreano contemporaneo. Alla sua uscita, nel 2001, ha difatti disintegrato ogni record nazionale di incassi, totalizzando qualcosa come 8,2 milioni di spettatori e suscitando l'immediato interesse del mercato internazionale. E' anche grazie a questa pellicola che il cinema sudcoreano ha guadagnato visibilità in tutto il mondo.

La storia di quattro amici d'infanzia che crescendo seguono strade divergenti e talvolta contrastanti (Joon-suk e Dong-su si trovano a capeggiare bande rivali, mentre Joong-ho e il narratore Sang-taek, vero e proprio auctor in fabula, scelgono i meno emozionanti studi universitari) diventa il pretesto per fotografare la deriva violenta e aggressiva di un'intera società. Il benessere stordisce, il potere inebria, il sangue imbratta i marciapiedi mescolandosi alla pioggia battente.

Filtrato attraverso la prospettiva memoriale in voce over, lo sguardo di Kwak sfrutta l'impalcatura narrativa del dramma di sapore malavitoso per restituire ai coreani un'immagine collettiva (auto)critica e commovente al tempo stesso. Finale luminosamente "pickpocketiano". Gran bel film che a suo tempo avevo un po' superficialmente sottovalutato.
postato da: alespiet alle ore 11:53 | link | commenti (1)
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mercoledì, 16 gennaio 2008

Je suis un voyou




Ci-gît au fond de mon cœur une histoire ancienne
Un fantôme, un souvenir d'une que j'aimais
Le temps, à grands coups de faux, peut faire des siennes
Mon bel amour dure encore, et c'est à jamais

J'ai perdu la tramontane
En trouvant Margot
Princesse vêtue de laine
Déesse en sabots
Si les fleurs, le long des routes
S'mettaient à marcher
C'est à la Margot, sans doute
Qu'ell's feraient songer
J'lui ai dit: "De la Madone
Tu es le portrait !"
Le Bon Dieu me le pardonne
C'était un peu vrai

Qu'il me pardonne ou non
D'ailleurs, je m'en fous
J'ai déjà mon âme en peine
Je suis un voyou

La mignonne allait aux vêpres
Se mettre à genoux
Alors j'ai mordu ses lèvres
Pour savoir leur goût
Ell' m'a dit, d'un ton sévère
"Qu'est-ce que tu fais là ?"
Mais elle m'a laissé faire
Les fill's, c'est comm' ça
J'lui ai dit: " Par la Madone
Reste auprès de moi ! "
Le Bon Dieu me le pardonne
Mais chacun pour soi

Qu'il me pardonne ou non
D'ailleurs, je m'en fous
J'ai déjà mon âme en peine
Je suis un voyou

C'était une fille sage
A " bouch', que veux-tu ?"
J'ai croqué dans son corsage
Les fruits défendus
Ell' m'a dit d'un ton sévère
" Qu'est-ce que tu fais là ? "
Mais elle m'a laissé faire
Les fill's, c'est comm' ça
Puis, j'ai déchiré sa robe
Sans l'avoir voulu
Le Bon Dieu me le pardonne
Je n'y tenais plus !

Qu'il me pardonne ou non
D'ailleurs, je m'en fous
J'ai déjà mon âme en peine
Je suis un voyou

J'ai perdu la tramontane
En perdant Margot
Qui épousa, contre son âme
Un triste bigot
Elle doit avoir à l'heure
A l'heure qu'il est
Deux ou trois marmots qui pleurent
Pour avoir leur lait
Et, moi, j'ai tété leur mère
Longtemps avant eux
Le Bon Dieu me le pardonne
J'étais amoureux !

Qu'il me pardonne ou non
D'ailleurs, je m'en fous
J'ai déjà mon âme en peine
Je suis un voyou
postato da: alespiet alle ore 08:35 | link | commenti
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martedì, 15 gennaio 2008

Driver (1977) di Walter Hill




Un Melville (Le samourai è costante sottotesto) in chiave esplicitamente ludica, con iniezioni di Peckinpah (il cupo romanticismo) e Fuller (le sorde detonazioni di violenza). Concetto cardine è il gioco concepito come approccio situazionista alla realtà: l'occasione di mettersi in gioco. Quella tra il pilota e il detective è né più né meno che una partita in cui, paradossalmente, il tutore della legge bara e il criminale rispetta le (sue) regole. Un rovesciamento che porta alle estreme conseguenze, superandola, l'intercambiabilità dei ruoli tra polizia e malavita praticata da sempre nel noir.

Distanziandosi dalle rigorose geometrie melvilliane, la regia di Walter Hill si adegua a questo ludismo ininterrotto, in un continuo variare di scale e timbri visivi: dai trattenuti primi piani dei dialoghi alle brulicanti panoramiche negli spazi affollati, fino alle esaltanti aritmie be-bop degli inseguimenti automobilistici. Finale splendidamente hustoniano: la grandezza, quella vera, sta nella sconfitta.
postato da: alespiet alle ore 08:49 | link | commenti (12)
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lunedì, 14 gennaio 2008

la mauvaise herbe



Quand l'jour de gloire est arrivé
Comm' tous les autr's étaient crevés
Moi seul connus le déshonneur
De n'pas êtr' mort au champ d'honneur

Je suis d'la mauvaise herbe
Braves gens, braves gens
C'est pas moi qu'on rumine
Et c'est pas moi qu'on met en gerbes
La mort faucha les autres
Braves gens, braves gens
Et me fit grâce à moi
C'est immoral et c'est comm' ça
La la la la la la la la
La la la la la la la la
Et je m'demande
Pourquoi, Bon Dieu
Ça vous dérange
Que j'vive un peu
Et je m'demande
Pourquoi, Bon Dieu
Ça vous dérange
Que j'vive un peu

La fille à tout l'monde a bon cœur
Ell' me donne au petit bonheur
Les p'tits bouts d'sa peau, bien cachés
Que les autres n'ont pas touchés

Je suis d'la mauvaise herbe
Braves gens, braves gens
C'est pas moi qu'on rumine
Et c'est pas moi qu'on met en gerbes
Elle se vend aux autres
Braves gens, braves gens
Elle se donne à moi
C'est immoral et c'est comme ça
La la la la la la la la
La la la la la la la la
Et je m'demande
Pourquoi, Bon Dieu
Ça vous dérange
Qu'on m'aime un peu
Et je m'demande
Pourquoi, Bon Dieu
Ça vous dérange
Qu'on m'aime un peu

Les hommes sont faits, nous dit-on
Pour vivre en bande, comm' les moutons
Moi, j'vis seul, et c'est pas demain
Que je suivrai leur droit chemin

Je suis d'la mauvaise herbe
Braves gens, braves gens
C'est pas moi qu'on rumine
Et c'est pas moi qu'on met en gerbes
Je suis d'la mauvaise herbe
Braves gens, braves gens
Je pousse en liberté
Dans les jardins mal fréquentés
La la la la la la la la
La la la la la la la la
Et je m'demande
Pourquoi, Bon Dieu
Ça vous dérange
Que j'vive un peu
Et je m'demande
Pourquoi, Bon Dieu
Ça vous dérange
Que j'vive un peu
postato da: alespiet alle ore 06:18 | link | commenti
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domenica, 13 gennaio 2008

kechiche

per curiosità: c'è qualcuno a cui la graine et le mulet (mi rifiuto di nominarlo altrimentI) non ha fatto impazzire?
mi serve per una statistica, non so ancora quale ma sono fiducioso in una sua progressiva definizione.

Qui il mio commento al film. Severissimo.
postato da: alespiet alle ore 00:57 | link | commenti (6)
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